Resoconto sfilate

Magari non particolarmente emozionanti, ma sicuramente ricche di ispirazioni: le sfilate di Milano si sono concluse ieri dopo  una cinque giorni ricchissima in termini di tendenze per l’Autunno Inverno 2013/2014. Ne ho  scelte cinque, le più forti,  che detteranno le regole per la prossima stagione fredda.

Pelliccia. Dominatrice incontrastata della passerella, in ogni possibile variante: visone, astrakan (che torna prepotentemente in auge,
 discreto ed elegante) cavallino, volpe e chi più ne ha più ne metta. Karl Lagerfeld da Fendi le canta un’ode post punk, ma non c’è passerella
che ne sia immune: da Scervino diventa un foulard alla Grace Kelly, da Gucci un tailleur bon ton, da Marras un’ironica citazione della sua
filosofia di recupero (il completo in antilope sembra riutilizzare un vecchio tappeto). In Marni è un esercizio di stile: quello di riuscire
 ad armonizzare diversi tipi di pelo in uno stesso capo, combinandoli anche con tessuti differenti. In MaxMara, infine, è trompe
l’oeil: quello che sembra montone è in realtà lana lavorata in modo da gonfiare il filato per dare l’effetto della pelliccia, mentre

al contrario i maglioncini sono bordati da visone rasato, per un lusso impercettibile noto solo a chi lo indossa.

Cristalli. O più in generale, applicazioni di perline, paillettes, pietre colorate, che rendono i capi estremamente ricchi e complessi.
 L’esempio più eclatante è quello di Dolce & Gabbana, che cita i mosaici bizantini per comporre l’immagine di una donna-regina che cammina
su platform riccamente decorati e porta in testa una corona, ma le declinazioni sono molteplici: da Frankie Morello, che per la sua sfilata
dalle tinte hitchcockiane crea un decoro di specchi che riproducono i vetri infranti di un vetro sfondato da una pallottola; a Just Cavalli,
che si ispira all’Oriente per disegnare dragoni rossi sulle giacche da smoking, al tomboy di N°21 con i calzini ricamati di Swarovski.

Rosso. Il colore must del prossimo inverno (ma se la gioca con il bianco e l’immancabile nero). È ancora Dolce & Gabbana a renderlo manifesto
 con la sua consueta uscita finale in total red, ma compare più o meno da ogni parte, in tutte le sue tonalità. Oltre alle stampe, la sua
 espressione migliore è, come si dice in enologia, “in purezza”, cioè scevro da contaminazioni. Come da Bottega Veneta, che ne fa un manifesto
di arte strutturale, e da Anteprima, colpo di scena colorato in una sfilata completamente dark.

Tartan. Diretta derivazione del trend precedente, sembra aver contagiato un po’ tutti trasformando le sfilate milanesi in omaggi alla Gran Bretagna.
 Più scozzese quello di Blugirl (che mischia i kilt all’animalier) e di Moschino, ricercato quello di Marras (un po’ sportswear ma anche un po’
 citazionista delle romantiche eroine dei romanzi dell’Ottocento), essenzialmente punk quello di Versace, che costruisce la collezione su borchie,
 vinile e tartan in versione nero/bianco e giallo.

Velluto. Un tessuto sofisticato che si era perso nel tempo e che ritorna a conquistare: Giorgio Armani ne è il massimo esponente in entrambe
 le sue sfilate (Emporio, che cita un’estetica orientale in cui il velluto disegna gilet e blazer; Giorgio in cui la declinazione, come annuncia
 il nome della collezione, è squisitamente garçonne con le salopette con i pantaloni morbidi portate con le scarpe basse) ma ci conquistano anche
 l’atmosfera da boudoir in cui ci immerge Dsquared2 e quella rinascimentale di Alberta Ferretti.Alberta-Ferretti_main_image_object.jpgAntonio-Marras_main_image_object.jpgBottega-Veneta_main_image_object.jpgGucci_main_image_object.jpgil-tartan-L-IMfjbf.jpegMarni_main_image_object.jpgN21_main_image_object.jpgRoberto-Cavalli_main_image_object.jpg

www.marieclaire.it

Resoconto sfilateultima modifica: 2013-02-27T13:41:00+01:00da fulvio752
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